Quali sono le forze che contribuiscono a portare un territorio allo stato in cui si trova il litorale a nord della Laguna di Venezia?

Perchè al disordine dell’edilizia del dopoguerra si contrappongono dolosamente modelli urbanistici importati e già da tempo obsoleti, come sta avvenendo a Jesolo in questi ultimi anni?

Perché in Italia solo la Regione Sardegna si è dotata del Piano Paesaggistico (approvato di recente), che finalmente tutela in modo rigoroso la costa della magnifica isola? Come mai il Veneto continua a sprofondare nello sprawl, senza che la classe politica faccia alcuno sforzo di contenerlo, e anzi, non perda occasione di procedere nel grande imbroglio del “partito del fare”?

Sì, perché ci sembra così evidente quale sia il vero scopo delle “Grandi Opere”: foraggiare con ingentissime quantità di denaro pubblico alcuni (pochi) gruppi industriali/edili.

Ma se lo scopo è quello di sorreggere keynesianamente un’economia stagnante come quella italiana (per macanza di idee e coraggio, non certo per cause esogene), perché è proprio necessario che siano causati danni irreparabili al patrimonio naturale, paesaggistico ed urbanistico di questo bellissimo Paese?

La qualità della vita nelle citta italiane scade ogni giorno di più per cause macro e micro: la mancanza di piani urbanistici pensati per la cittadinanza (e non per gli immobiliaristi), che trasformano ogni appezzamento di terreno in una villettopoli; l’incompetenza dei tecnici comunali (penso all’inquinamento luminoso indotto dagli impianti di illuminazione pubblica sovradimensionati che si vedono in qualsiasi comune veneto – che ci sia una lobby dei lampioni); e via dicendo…

Per converso, l’interfaccia politica di questa cricca – che non ha nessun interesse a rendere le cose migliori, o quanto meno uguali, visto che le vacanze le va a fare su spiagge estere, non certo sulle nostre, vituperate da impianti balneari ormai “multi-piano” – si riempie la bocca di grandi progetti (siano essi grattacieli calati in mezzo alla pineta o tram da 180 milioni di euro che, come nel caso di Venezia-Mestre, non risolveranno nulla della viabilità disastrata, e certamente non più di quanto avrebbero fatto tutti i bus che si sarebbero potuti acquistare con quella cifra, ma in compenso comporteranno l’abbattimento di molti alberi in varie zone della città), che alla meglio non cambiano affatto le cose e alla peggio riempiono il giardino dei privati con un pilone di cemento armato. Infine, al danno si aggiunge la beffa quando si invoca a sproposito la sindrome di NIMBY!

La risposta alle domande poste sopra si trova forse andando a vedere i nomi delle imprese che realizzano queste opere, che stranamente sono quasi sempre le stesse! (per un esempio concreto, si confrontino le imprese incluse nel Consorzio Venezia Nuova responsabile dello scempio del MOSE con quelle che stanno realizzando il tram di Venezia-Mestre). A tal proposito, Verdelitorale ha preparato un dossier molto interessante.

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